Eluana Englaro: Vita o no?
Eluana Englaro: Vita o no?
E così sta notte Eluana Englaro dovrebbe essere trasferita dalla clinica di Lecco alla struttura residenziale «La Quiete» di Udine. La partenza dalla città lombarda in cui ha vissuto fino a quel 18 gennaio 1992 quando rimase coinvolta in un incidente stradale – si è appreso a Udine – potrebbe avvenire nel cuore della notte, nel silenzio, lontano da tutti gli sguardi, come quando si fa una cosa “sporca”, che è meglio non vedere, o non si vuol vedere, come chi sà che sbaglia.
Parte Eluana per l’ultimo viaggio… in questi giorni, in questi mesi sono state spese molte parole su tutta quanta questa drammatica vicenda. Ora noi non vogliamo riprendere tutte le ragioni in campo, non vogliamo parlare della decisione del padre Beppino ne del perché delle sue scelte, vogliamo cercare di addentrarci al cuore del problema, cioè affondare nel cuore di Eluana, nel nostro cuore, nel cuore dell’uomo. In queste settimane abbiamo visto quella umanissima preoccupazione di Beppino su chi accudirà sua figlia dopo di lui, abbiamo visto un convento di suore proporsi per amarla e accudirla sempre, abbiamo visto l’amore e la carità in azione, abbiamo sentito, probabilmente una fitta dentro scatenata da questa vicenda. Ed è proprio qui che vogliamo cercare di andare. All’origine di questa fitta. Ora prima di definire cosa sia o non sia vera vita “dignitosa”, che lascia adito a svariate opinioni, la domanda che ci sembra centrale per noi, per me, è: “Eluana c’è o non c’è? Eluana è una presenza? Esiste?” Per noi Eluana c’è. C’è perché nel momento in cui mi chiedo, al di là di tutto, al di là di ogni mia convinzione o esperienza, “ma io, avendola qui e ora innanzi con la possibilità di dismetterle il nutrimento che io le do, ne sarai capace, cioè il mio cuore me lo lascerebbe fare? Ecco la mia e la nostra risposta è no. No, perché davanti a questa vita non posso non riconoscere il suo esserci così, il suo esistere così e, per noi, è un’insondabile mistero. Ed è per questo Mistero che non riesco a spiegare, per questa domanda di senso che nasce, che non posso “spegnere tutto”, questa domanda non l’ho permette, anzi, esige una risposta, chiama ad una ricerca, suggerisce una mendicanza di senso. E come si può raggiungere questo Mistero che in lei dimora? Standole accanto, amandola, domando che la sua presenza si sveli, che se ne sveli il senso, il significato. E questo può accadere solo se non si chiude a questa provocazione, solo se non si fugge davanti a questo dramma. Ecco perchè, in realtà, il nostro cuore non grida “liberala!”, come qualcuno vuol farci credere, ma implora amore, carità, implora “vieni!”. E questo lo dice a me, a te, a noi. Il nostro io ci porta li, proprio come quelle suore. Ecco perché Eluana c’è e non è già morta, ecco perché quello che si va ora a compiere è disarmante e estremamente ingiusto, ingiusto perché contro l’uomo, contro l’essere(esiste) umano.
Questo è quello che crediamo più umano, più nostro, prima di tutte le considerazioni, prima di tutte le cose giuste che sono state dette. Questo è il nostro metodo-criterio con cui giudichiamo tutto: il nostro umano cuore. Ecco perché insieme a questo, che è il nostro giudizio, figlio di una lunga ricerca, vi invitiamo a leggere gli articoli proposti e a paragonarvi con questo lavoro, con questo giudizio per giungere insieme a quella Verità che Benedetto XVI a detto essere fondamento e centro dell’agire politico, perchè se la politica è servizio e forma esigente di Carità (come diceva Paolo VI) e quindi sostegno e appoggio di ciò che nel reale è positivo e, per capire cosa è giusto e cosa no, quindi cosa sostenere, dobbiamo partire da qui, da noi, dal nostro cuore, dal nostro io in un giudizio comune, cioè vero in ogni uomo (bene comune).
Luca Lorenzetti – Resp. Org. PEP
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